Il mio tour in Giappone con WeRoad è stata un’esperienza unica ed indimenticabile che mi è rimasta nel cuore. Ho avuto la fortuna di visitare più posti e tutti con un unico comune denominatore: ordine, rispetto e bellezza! Consiglio di acquistare dall’Italia il Japan Rail Pass (noi abbiamo preso la versione 14 giorni), una tessera che permette di usufruire della maggior parte dei trasporti, e fin dal ritiro in aeroporto a Tokyo siamo stati accolti con estrema gentilezza, una caratteristica comune di tutte le persone incontrate.

Tokyo: tra tecnologia e tradizione

Tokyo è spettacolare: moderna, ricca di tecnologia. Ho visto montagne russe costruite tra altissimi palazzi e gli impiegati alle loro scrivanie lavorare tranquillamente mentre il carrello urlante sfrecciava davanti le loro vetrate. Vicino a questo la tradizione: sono stata colpita dal silenzio che si percepisce nei caratteristici templi rossi ed oro tanto distante dai rumori della città.

Tra le tante curiosità che incontrerete lì, quella che non potrete fare a meno di notare sono gli orari di punta: improvvisamente e quasi in sincro, dagli altissimi palazzi si riversano nelle strade e nelle stazioni moltissimi lavoratori vestiti nella stessa maniera che, tutti insieme, rientrano a casa… Nel caso in cui dovessi trovarti nel “lato sbagliato” del flusso o dovessi fermarti ostacolando il passaggio, la sensazione di “rovinare” quella organizzazione perfetta è sugli sguardi pazienti di tutti. Non può mancare la “visita” all’incrocio più trafficato al mondo: Shibuya e l’abbraccio alla statua commemorativa di Hachiko!

Takayama: la cura di se stessi negli Onsen

Tappa successiva Takayama (se dovessi tornare laggiù, sappiate che perderò il biglietto del ritorno): piccola e speciale, siamo stati letteralmente travolti dalla diversità rispetto alla metropoli precedente. Consiglio di prenotare un hotel comprensivo di Onsen, sono le “terme” Giapponesi, ma non aspettatevi idromassaggi e confusione: la prima regola dell’Onsen è la cura di se stessi e il silenzio. La nostra esperienza è stata speciale, abbiamo alloggiato al Ryokan Tanabe che ho il piacere di menzionare per l’estrema cortesia ricevuta, ci hanno consegnato dei vestiti da indossare per tutta la durata del soggiorno ed è stato divertente sentirsi un po’ giapponesi in quel contesto. Negli Onsen, divisi per sesso, si entra nudi. Ma l’imbarazzo dura pochi minuti, tutti hanno un gran rispetto della nudità.

Abbiamo potuto vivere l’esperienza di una cena giapponese tradizionale che consiglio caldamente: vedere entrare questa signora elegante, truccata e pettinata abilmente, il modo delicato che ha avuto nell’aprire e chiudere la porta scorrevole della nostra stanza: è veramente difficile tradurre in parole la bellezza di quel momento, sembrava di vivere in un film d’altri tempi. Ha servito la cena appoggiando ad una ad una le pietanze e i contenitori sul tavolo e ci ha spiegato “in qualche modo” (lo ammetto: non brillano per la conoscenza della lingua inglese) cos’era preferibile mangiare per primo. Anche la colazione è stata “un’avventura”; la loro idea di dolce è ben lontana dalla nostra: i biscotti al the verde serviti erano ben lontani dal concetto di “zucchero”, ma è stato ugualmente interessante scoprire una tradizione culinaria diversa dalla nostra e sopratutto lontanissima dai sushi wok che troviamo da noi.Potrei andare avanti ancora molto a parlarvi di Takayama, a partire dai templi con gli alberi secolari e Sarubobo (la mascotte del paese) ma il nostro viaggio prosegue a Kanazawa, dove abbiamo alloggiato in un hotel al 37^ piano (e non era neanche l’ultimo). Purtroppo abbiamo incontrato la pioggia e non abbiamo potuto visitarla molto, ma una menzione va sicuramente al Castello di Kanazawa, bianchissimo e con lunghe mura dove una foto è di rito. Durante il tragitto, tra un treno e l’altro, non potete non assaggiare i box lunch che vendono ai chioschi in strada.

Giappone, lunch box
Lunch box

Altra curiosità sui trasporti, efficienti e precisi, non spaventatevi se troverete ordinate file in punti precisi della banchina: magicamente il treno aprirà le sue porte esattamente dove segnato e velocemente vedrete entrare ed uscire, rispettivamente all’inizio e alla fine del vagone, tutti i passeggeri senza episodi di disordine. Sul concetto comune di educazione civica in più momenti durante la permanenza del viaggio, ci si accorge che il Giappone è avanti anni luce dalle nostre realtà occidentali, ma allo stesso tempo ci fa ben sperare che non è impossibile se tutti contribuiscono a realizzarla. Vorrei raccontarvi dei simpatici controllori incontrati: durante il tragitto entrando ed uscendo dal vagone tutti salutavano inchinandosi, una particolarità che non può passare inosservata. Abbiamo visto in lontananza anche il monte Fuji ed uno di loro ha cercato di spiegarci la sua importanza nella cultura nipponica: l’accoglienza e la cura del turista vi rimarrà impresso.

La nostra visita a Kyoto

Il nostro tour prosegue a Kyoto, rappresentativa delle molteplicità caratteriali del Giappone: i grandi palazzi si alternano con templi bellissimi, vi consiglio di visitare il Fushimi Inari dove troverete donne vestite in modo tradizionale e buonissimi localini dove assaggiare i “ravioli al vapore” seduti su sgabelli sotto le tendine: sembrerà di essere entrati in un cartone animato! O Sannenzaka e Ninenxìzaka, molto più turistici ma altrettanto caratteristici. Consumerete la memoria del cellulare per le numerose foto che scatterete a Arashiyama nel bosco di bambù e lungo la Passeggiata del Filosofo, di cui ne sono rimasta particolarmente affascinata, forse perché meno turistica. Fuori dalle zone tradizionali troverete una città moderna e ricca di locali: ho assaggiato numerosi Ramen e visto le viette con i fili elettrici e le insegne luminose che ricordano moltissimo le immagine dei fumetti e dei cartoni animati: non c’è nulla d’inventato, troverete davvero le scolarette in divisa e gli street food dove si mangiano gli oudon rigorosamente con le bacchette. Menzione speciale alla Stazione dei Treni: ha una struttura moderna e luminosa a più piani dov’è possibile raggiungere metropolitana sotterranea e metropolitana di terra, treni e sopraelevata con lo stesso biglietto! Questi giapponesi ci sanno fare con i trasporti! 😉

Kyoto
Kyoto

Hiroshima e i cerbiatti di Miyajima

Passiamo a Hiroshima, un’esperienza toccante. Ci sono molte foto del “prima” e “dopo” bomba atomica, tutto il sito dedicato alla piazza principale e al museo commemorativo è gestito con rispetto verso ciò che è accaduto e tutto il loro orgoglio nazionale viene espresso non dalla ricerca della “facile commozione” ma da una constatazione di fatto e dalla volontà di spiegare cos’è successo affinché ciò non si ripeta.

Preso il traghetto che ci ha portato all’isola di Miyajima, siamo stati accolti da numerosi cerbiatti! Indimenticabile la foto del Torii sull’acqua e la visita del paese, turistico ma ben gestito. I cerbiatti mi hanno più volte mangiato la cartina quindi attenti alla loro simpatica invadenza, potrebbero mangiarvi il passaporto. A conclusione del nostro tour abbiamo visitato Osaka. Mi è dispiaciuto restarci solo un giorno perché credo avrebbe meritato di più, ma ciò che cade subito all’occhio è quanto questa città sia giovane. Ci sono moltissimi artisti di strada, sopratutto cantanti ad ogni angolo della città ed è ricca di locali e negozietti. Qui abbiamo trovato per la prima volta dall’inizio del nostro viaggio un forchetta, ma lo ammetto, non l’abbiamo usata. Dopo quasi due settimane di bacchette, ormai eravamo diventati degli esperti e rientrati in Italia, ancora oggi ci piace mangiare il cibo nazionale, quando possibile, con quelle. Dietro la cultura della bacchetta c’è il tempo, e la necessità di gustare le pietanze più lentamente. Se potessi tornerei in Giappone, perché oltre alla meraviglia che questo paese ricco di contrasti sa offrirti, resta la voglia di entrare ed entrare ancora attraverso i tanti Torii che incontrerete e rivivere quell’esperienza di gentilezza e cortesia rara e piacevole da ricordare.


Scritto da Elizabeth La Salandra
Viaggiatrice fin dalla nascita, con la famiglia ho viaggiato fin da bambina: all’età di 18 anni avevo già alle spalle dodici...