Il mio viaggio con WeRoad alla scoperta dell’Islanda

Prendete 13 sconosciuti, una ventosa isola selvaggia e uno smisurato amore per i viaggi. Ecco, questi sono i presupposti di quella che si sarebbe rivelata un’avventura indimenticabile tra le strade e la natura dell’Islanda. Ma andiamo per ordine.

Tutto inizia in aeroporto, dove il gruppo si incontra, e continua a cena. Capiamo fin da subito che nella ciurma abbiamo degli esperti: Enrico, l’addetto alle app che monitora costantemente la applicazione dell’aurora boreale, Salvo, il nostro selfista ufficiale e Giuseppe, l’appassionato fotografo che scatterà delle foto memorabili della vacanza.

Foto gruppo islanda
Foto gruppo islanda

È solo la prima sera, siamo un po’ stanchi per il viaggio in aereo, ma sufficientemente carichi per scattar via a caccia di aurora non appena Enrico, il nostro “app man”, ci fa sapere che le probabilità di avvistarla sono alte. Guidiamo verso il faro su una strada scura che taglia le praterie della penisola di Reykjanes. Guidiamo con gli occhi fissi al cielo nero nella speranza di scorgere un abbaglio di luce smeraldo. Dopo alcuni chilometri, eccola! Nel vuoto della notte scorgiamo una debole striscia verde che aleggia nel cielo e poco a poco si fa più intensa. Scendiamo dalle macchine sfidando il vento che sferza senza pietà. Oltre alle nostre voci si sente solo il suono delle onde che vanno a morire sulla spiaggia nera di fronte a noi. Ma l’aurora, così come era apparsa, se ne va risucchiata nel buio ella notte. È stato un breve e intenso avvistamento, ma non sarà l’ultima volta che l’aurora si mostrerà.

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Il giorno seguente siamo già in cammino verso la Laguna Blu che ci accoglie con sbuffi di fumi che sembrano uscire direttamente dalle croste di lava nera che la circondano. I raggi dorati del sole mattutino fendono il vapore morbido che si leva dalle acque turchesi mentre noi chiacchieriamo felicemente a mollo sorseggiando una fresca birra. Ci spalmiamo in faccia maschere d’argilla, ci chiudiamo nella sauna, nuotiamo e ci selfiamo per immortalare il momento.

Blue Lagoon Islanda
Blue Lagoon

A proposito di momenti, non posso non raccontarvi di quando abbiamo assaggiato l’hakarl. Cos’è? Beati voi che ancora non lo sapete perché si tratta di una schifezza incredibile! E dalla traduzione italiana penso non ci siano dubbi a riguardo: “squalo marcio”. Non mi chiedete come un popolo possa inventare un cibo simile, ma quello che è sicuro è che l’hakarl non piace neanche agli islandesi. Quando lo abbiamo comprato al supermercato infatti, ci siamo premurati di chiedere alla cassiera se fosse buono. Lei, in tutta risposta, ha contorto la faccia in un’eloquente smorfia di disgusto. Bene, ci eravamo appena impelagati in una sfida con noi stessi: la sfida a chi sarebbe riuscito a mangiare squalo marcio senza dare di stomaco.

Vi dico solo che quando ho aperto la busta che conteneva l’hakarl stavo per svenire dalla puzza. Sì, perché lo squalo marcio non solo è disgustoso, ma ha anche un odore immondo; com’è che si dice in questi casi? “Odore mezzo sapore”… ecco appunto, ma oramai non potevamo tirarci indietro, dovevamo assaggiarlo. Lo abbiamo mangiato, abbiamo sofferto, però siamo sopravvissuti… alcuni meglio di altri. Gruppo WeRoad-hakarl 1-0!

Hakarl giappone
Hakarl

Di situazioni indimenticabili, oltre a quella dello squalo marcio (e chi se la scorda!), ce ne sono state molte negli 11 giorni di viaggio insieme, ma forse la più emozionante è stata la sera in cui l’aurora si è lasciata ammirare tra le isolate fattorie di Skogar.

Eravamo arrivati nella guesthouse, in un luogo meravigliosamente sperduto nella natura. Di fronte a noi, da qualche parte nell’oscurità, il mare biancheggiava senza sosta sulle sabbie nere. Alle nostre spalle troneggiavano montagne incrostate di ghiacciai che nascondono vulcani silenti.

L’applicazione mandava notifiche. Era la notte giusta. Zero nuvole e fattore kp alto (che poi cosa fosse ‘sto “kp” non l’ha mai capito nessuno, però una cosa l’avevamo capita: più i valori erano alti e maggiore era la probabilità di vedere l’aurora boreale). Allora siamo andati fuori dalla hall, bardati, incappucciati a dovere e accompagnati da una simpatica cagnolina fulva. Abbiamo camminato sull’erba soffice per separarci dai pochi segni della civiltà fino a quando le luci non sono diventate delle flebili macchie lontane.

Il cielo ha cominciato lentamente a tingersi. Da dietro ai monti uscivano striature di verde brillante. E proprio mentre noi eravamo lì, in quella fredda notte di inizio primavera, una stella cadente carica dei desideri di sognatori ha attraversato i bagliori dell’aurora per cadere solitaria nelle desolate lande islandesi.

l’aurora boreale
Scritto da Cristina Cori
Parlare di se stessi non è facile, ma proverò a raccogliere in poche righe qualche pezzo di me. Di formazione sono yamatologa (non è una...