Compagni di viaggio, compagni di vita: la storia di Daniele e Luigi

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La storia di Daniele e Luigi è di quelle che ti fanno pensare che l’amore sia la cosa più naturale del mondo – e che tanti dei problemi che creiamo attorno a questo sentimento siano spesso insignificanti e inutili.

Li abbiamo incontrati in occasione del Pride Month: ci hanno accolto in casa loro con sorrisi, risate e un caffè di troppo (però aromatizzato allo sciroppo di mandorla, una ricetta segreta della nonna di Luigi) per raccontarci la loro storia di coppia nella vita, nel lavoro e soprattutto in viaggio.

Il matrimonio

“Ci siamo conosciuti 7 anni fa, eravamo colleghi… anzi meglio specificarlo: io ero il capo di Luigi e lui ha individuato subito la scorciatoia per arrivare in alto…” ci racconta Daniele. Poi la convivenza come amici – forse il segreto della loro storia d’amore sta proprio nelle solide fondamenta di amicizia: la confidenza aumenta, la scusa ufficiale è che “Dani aveva la TV in camera…”, una cosa tira l’altra fino a che Daniele non chiede a Luigi di sposarlo perché “se non ho l’anello (di Tiffany) al dito mi considero single”. La proposta ovviamente in vecchio stile, in ginocchio, nella piazza preferita di Luigi a Milano.

La legge sulle unioni civili in Italia arriva giusto in tempo: prima l’idea era quella di sposarsi a Oslo, dove le legislazioni sono a favore delle unioni gay, anche se il sogno di entrambi era quello di sigillare il loro amore a Milano, la città che li ha fatti incontrare. Giugno 2016: le unioni civili diventano legali. Gennaio 2017: 130 invitati tra amici e parenti, una cerimonia che inizia al mattino e termina alle 4 del mattino dopo, la felicità di poter finalmente dire “Sì, lo voglio” a casa propria.


La nascita di Gayly Planet

Condivisione, rispetto reciproco e avere dei traguardi da poter raggiungere insieme: questo è per me l’amore. – Luigi

Di traguardi Dani e Luigi se ne sono posti non pochi: insieme curano un blog, Gayly Planet, che in pochissimo tempo è diventato il primo blog di viaggio per la comunità LGBTQ+ in Italia. Entrambi hanno sempre lavorato nel mondo del digital e questo ha sicuramente dato una mano ma la vera passione in comune è l’amore per i viaggi. L’idea del blog è nata dopo un viaggio alle Canarie: “Non avevamo aspettative, non sapevamo granché sul posto e invece scopriamo che era una la mecca del turismo gay – nelle guide tradizionali però non c’era scritto nulla così abbiamo pensato: dovrebbe esistere una Gayly Planet… facciamo noi una Gayly Planet!”

Detto, fatto: fin da subito il blog ha avuto successo perché in Italia il turismo gay è ancora abbastanza di nicchia e non c’era nessuno che stesse parlando ai viaggiatori gay, che viaggiano come qualsiasi altra persona ma che cercano comunque informazioni più dettagliate sulla vita gay, sulla comunità LGBT o sulle leggi gay di un determinato Paese. Talmente tanto successo che circa un anno fa entrambi hanno lasciato il lavoro per dedicarsi completamente al blog: un passo impegnativo ma comunque voluto perché per tutti e due “non è un lavoro, è quello che ci piace. Se ci capita di scrivere un articolo alle 11 di sera nessuno pensa che stiamo facendo degli straordinari, riusciamo a gestire il nostro tempo come piace a noi.”


Coordinatori WeRoad

L’amore per i viaggi li ha anche fatti incontrare con WeRoad – in particolare la loro passione per un Paese specifico, il Giappone. “Serviva qualcuno che aiutasse WeRoad a fare degli itinerari sul Giappone e che coordinasse i primi turni – qualcuno che conoscesse bene il Paese, le distanze tra i vari posti, le attività da fare. Grazie a questa casualità ci siamo resi conto che fare i coordinatori era una cosa molto bella perché entri in contatto con tante persone diverse, sconosciuti che entrano nella tua vita e lo fanno mentre tu gli mostri i luoghi che ami di più.” Dopo il primo viaggio come coordinatori in Giappone nessuno dei due si è più fermato e ormai hanno all’attivo molteplici viaggi, tra cui Giordania, Thailandia, Uzbekistan e Iran.

In un ryokan in Giappone

Viaggiare essendo sé stessi

Non smetterò mai di viaggiare perché tanti preconcetti vengono sgretolati ogni volta che mi ficco in un aereo e vado in un posto nuovo. – Daniele

Quando abbiamo affrontato l’argomento del viaggio in Paesi poco accoglienti verso la comunità LGBTQ+, sia Luigi che Daniele ci hanno sorpreso con le loro risposte: per entrambi la cosa importante è cercare di abbattere i pregiudizi. Il più delle volte infatti le persone ci sorprendono nel momento in cui entriamo in contatto con loro: Luigi ci ha raccontato che in Iran tutte le persone che ha conosciuto si sono dimostrate squisite e aperte verso viaggiatori di ogni tipo.

Dani invece ci ha raccontato un aneddoto del suo viaggio in Indonesia con WeRoad, dove la guida locale era una ragazza musulmana. Dani era titubante nel mostrarle il profilo Instagram del blog visto che alcune foto lo ritraggono con Luigi mentre si baciano.

“Quando le ho mostrato il profilo immaginavo che rimanesse leggermente sconvolta, invece mi ha detto <<La mia vita è piena di persone fidanzate e sposate e io continuo a rimanere sola e sfigata!>>. Questa è stata la sua reazione. Quando succedono queste cose ti rendi conto che in realtà le persone sono diverse da come vengono descritte, magari ci sono delle situazioni poco piacevoli, può succedere, ma bisogna sempre cercare di andare a fondo nelle questioni, di parlare con le persone, di mostrargli la tua quotidianità perché è l’unico modo che si ha per far capire che i pregiudizi sono fatti per essere mollati in un angolo e abbandonati là.

Nessuno dei due ha intenzione di nascondere la propria sessualità in viaggio, qualsiasi sia il Paese che stanno visitando – Luigi non ci pensa due volte e ribadisce che “Dani lo presenterò sempre come mio marito”. Questo a prova del fatto che il Pride non si festeggia solo nel mese di giugno ma si vive 365 giorni l’anno.

Insieme in Thailandia

Il Pride ogni giorno

Essere autentici secondo me è l’unica cosa che ti può portare ad essere più felice perchè segui le tue regole nel rispetto degli altri. – Daniele

Il Pride è importante per Dani e Luigi anche per “festeggiare tutte le persone che prima di noi hanno tirato scarpe per strada”. Una frase decisamente non casuale: ci hanno spiegato infatti che tutto è partito nel 1969 a New York, durante i moti di Stonewall Inn – in particolare un episodio è passato alla storia, quello di Sylvia Rivera, una donna transessuale che con un tacco rosso in mano ha cominciato a picchiare i poliziotti entrati nel bar, pronti ad iniziare un’altra notte di soprusi.

Quest’anno si festeggiano i 50 anni da quel momento così importante per la comunità LGBTQ+ e Dani e Luigi saranno a New York proprio per il Pride, pronti a festeggiare l’essere sé stessi senza filtri e senza seguire le regole imposte dalla società. Perché come ci ricorda Luigi “si vive una volta sola e se devi vivere seguendo le regole degli altri, che vivi a fare?

Soprattutto andranno a New York per festeggiare l’amore. L’amore bello e l’amore sano, non quello che ti completa ma quello che ti fa crescere – quello di Dani e Luigi, che hanno scelto di “condividere ogni giorno, dire ogni giorno sì lo voglio, passare la giornata insieme, condividere una strada e fare in modo che non ci siano troppe buche, che sia bella, perchè l’amore è quella cosa che rende speciale ogni singolo giorno della tua vita.”

Scritto da Chiara Bertorelle
Mi chiamo Chiara e nella vita ho un solo, grosso problema: sono drogata di viaggi! Dopo la laurea in lingue per l’editoria ho deciso di...