Intervista in data 27/06/2019

Incontro Tommy in un bar di Milano per una chiacchierata informale – la sua storia mi è stata inoltrata via mail da un collega e subito ho pensato che valesse la pena andare a sentire quello che aveva da dire. Non capita tutti i giorni di incrociare il cammino con un ragazzo di 28 anni che decide di viaggiare da Milano a Capo Nord in bici.

Tommy mi anticipa di qualche minuto: lui è arrivato – ovviamente – in bici. Forse per tenersi allenato visto che la partenza è fissata per il lunedì successivo di quel caldissimo pomeriggio di fine giugno. È il caldo che sembra spaventare di più Tommaso, più della fatica di pedalare per 5000 km: questa la distanza tra Milano e Capo Nord, 5000 km in circa due mesi e mezzo, attraversando Svizzera, Francia, Germania, Danimarca, Svezia e Norvegia, la bussola sempre puntata verso nord, la mente verso un unico obiettivo, con la sola silenziosa compagnia della bicicletta e la strada che scorre sotto le ruote.

Da Milano a Capo Nord in bici

Da delivery rider a viaggiatore full time

“Ho guardato il contachilometri, c’erano scritti 5000 km. Ho pensato che convogliandoli nella stessa direzione potevano avere molto più da dire.”

Tommy è un freelancer, ha una stamperia, e nell’ultimo anno, per arrotondare, come secondo lavoro ha fatto il delivery rider: “a una certa ho guardato il contachilometri e c’erano scritti 5000 chilometri – rimanendo sempre a Milano. Ho pensato che convogliandoli nella stessa direzione potevano avere molto più da dire.”

Da qui la decisione di partire, portando poche cose con sé, giusto lo stretto indispensabile per non essere troppo appesantito: vestiti comodi, casco, tenda e sacco a pelo per quando arriverà in Scandinavia, dove per legge è ammesso il free camping. Per il resto non serve granché: “i costi di un viaggio in bicicletta sono ridicoli – l’unico costo che hai è quello del cibo, in alcuni Stati non hai nemmeno il problema dell’alloggio. La tua spesa è limitata a quello che consumi come persona.” L’itinerario è stabilito ma si vive alla giornata – come nelle vere avventure.

“Preferisco i viaggi non prestabiliti, senza rotta. Quelli dove viaggi per fare esperienza, non per fare il turista.”

Non è il primo viaggio di questo tipo che Tommy intraprende. Ha percorso con mezzi di fortuna anche la strada tra Milano e Vieste con un budget limitatissimo, dormendo da persone conosciute durante il viaggio – e poi ancora in tenda da Taranto a Matera. “Preferisco i viaggi non prestabiliti, senza rotta. Quelli dove viaggi per fare esperienza, non per fare il turista.” Lo scorso anno ha viaggiato da Milano a Nizza, sempre in bicicletta: un decimo dei chilometri che sta affrontando quest’anno – 500 contro 5000. “La sfida è molto a livello fisico – e anche mentale. Il viaggio lo farò praticamente completamente da solo.”

In bici fino a Nizza
L’arrivo a Nizza dopo 5oo km in bici

Da Milano a Capo Nord in solitaria… o quasi

La solitudine non sembra dare troppi pensieri a Tommy. Per lui questo viaggio in bici da Milano a Capo Nord è un’occasione per stare un po’ con sé stesso. Partirà da solo, nonostante molti amici si siano proposti di condividere il viaggio con lui: non voleva compromettere la propria autonomia e i propri ritmi. “Quando sei in bicicletta hai un sacco di tempo per pensare – la bici lo fa di suo anche in città, puoi pensare, progettare. Quando lo fai per un bel po’ di ore al giorno diventa un momento per parlare con te stesso, dirti un po’ di cose che sono successe durante l’anno o nel corso degli anni.

“Si creano una serie di onde durante il viaggio, diventa quasi automatico scambiare una parola con una persona sconosciuta.”

Da solo sì, ma solamente durante i lunghi spostamenti. Durante il viaggio Tommy ha progettato delle tappe di alcuni giorni in determinate città per recuperare le energie. Fino ad Oslo farà couchsurfing, occasione perfetta per conoscere persone del posto che di solito sono anche disponibili a far visitare agli ospiti la città come un vero e proprio local. La solitudine quindi diventa opportunità di incrociare la strada con persone sempre diverse: “quando si è a Milano o nella città in cui vivi sei molto più restio a questo scambio diretto perché hai dei binari su cui stai andando mentre quando sei in viaggio sei molto più libero, puoi permetterti di sorridere con un suonatore di strada o di scambiare due chiacchiere con un barista, si è molto più aperti.”

Il viaggio come scuola di vita

Quelle cose su cui vai a risparmiare ti possono dare tempo e denaro per un sacco di altre cose che valgono di più. Il viaggio spesso viene visto come una cosa in più: io non la vedo così.

Al giorno d’oggi sono sempre di più le persone che decidono di intraprendere dei viaggi come quello di Tommy e spesso ci si chiede come sia possibile riuscire a permettersi di viaggiare per così tanto tempo senza lavorare. Tommy mi ha spiegato che è tutta una questione di priorità: “se uno ha in mente di fare un particolare progetto evita di fare determinate cose perché punta ad un obiettivo.”

Nella società in cui viviamo, dove siamo consumati dal bisogno di cose di cui in realtà non abbiamo bisogno ma che semplicemente desideriamo – il più delle volte per affermare una certa condizione sociale – il viaggio viene visto come un qualcosa in più, non diverso da un nuovo accessorio da sfoggiare. Per Tommy invece il viaggio è esperienza, una scuola di vita. Qualcosa per cui vale la pena rinunciare all’aperitivo, alla serata in discoteca, ai jeans firmati: “io ho dovuto lavorare un anno per permettermi questo viaggio. Ho dovuto rinunciare ad un sacco di cose per potermi concedere due mesi e mezzo di non lavorare e di poter pagare l’affitto qui a Milano per questi mesi.”

In bici da Milano a Capo Nord per lanciare un messaggio

Non solo un viaggio di scoperta ma anche un viaggio per dire qualcosa: con questa impresa Tommy vuole sottolineare il fatto che un turismo sostenibile sia possibile e sempre più necessario. “E’ più una proposta che un contenuto: il mio viaggio è auto organizzato e voglio dimostrare come sia possibile andare in un posto senza compromettere altre cose.”

Vorrei far vedere alle persone che fare un viaggio senza prendere mezzi ha molti più contenuti perché ti dà la possibilità di vedere passo passo quello che stai vivendo.

Si torna sempre al discorso di decidere quali siano le priorità e di arrivare ad avere la consapevolezza che viaggiare non sia soltanto un frettoloso passaggio attraverso nuovi luoghi ma un’esperienza che dovrebbe cambiarti nel profondo – un viaggio eco sostenibile, effettuato senza aerei, autobus o treni, ti costringe a rallentare e proprio per questo a comprendere fino in fondo tutto quello che si sta vivendo, passo dopo passo. O pedalata dopo pedalata, come sta facendo Tommy.

Ci siamo sentiti oggi, a distanza di un mese da quel pomeriggio di sole: per ora tutto sta andando secondo i piani – a parte un giorno di ritardo sulla tabella di marcia. Poco importa perché gli imprevisti fanno parte dell’avventura stessa. La speranza è quella di arrivare a Capo Nord a metà settembre e, incrociando le dita, chiudere il cerchio ammirando i giochi di colore e luci dell’aurora boreale. Esiste forse una conclusione più magnifica e appropriata?

Segui il viaggio di Tommy sul suo profilo IG @leAvventurediTommyByBike

Scritto da Chiara Bertorelle
Mi chiamo Chiara e nella vita ho un solo, grosso problema: sono drogata di viaggi! Dopo la laurea in lingue per l’editoria ho deciso di...