Il giro del mondo in due anni senza aerei: la storia di Alessandro

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30 Settembre

Ci sono persone che non riescono mai a stare ferme. Persone che nascono con un formicolio costante sulla pianta dei piedi che gli impedisce di stare in un unico posto per troppo tempo, di mettere radici.

A queste persone la quotidianità sta stretta, la vita di tutti i giorni sembra una interminabile catena di montaggio i cui pezzi vengono assemblati seguendo la stessa routine. Sveglia, colazione, lavoro, pranzo, riunioni, palestra, cena, tv, andare a letto. Sono persone che si annoiano presto dei soliti paesaggi, delle solite facce, delle solite due chiacchiere prendendo il caffè.

Sono persone che hanno bisogno di muoversi, di avere gli occhi ogni giorno posati su qualcosa di nuovo, di fare scoperte e imparare sempre qualcosa di stimolante – sul mondo e su sé stessi. Persone con un fuoco dentro che è impossibile da spegnere e che deve continuamente essere rinvigorito con legna buona – uno di quelli che se anche ci butti l’acqua sopra non vuole saperne di morire. Quindi tanto vale assecondarlo.

Una di queste persone è Alessandro, che è partito 2 anni fa per fare il giro del mondo senza aerei. Da quando l’ho scoperto casualmente su YouTube ho iniziato a seguire il suo viaggio: all’epoca era appena arrivato in Vietnam, passando per Cina, Mongolia, Russia e mezza Europa. Abbiamo fatto due chiacchiere per parlare delle sue esperienze e del perché abbia deciso di intraprendere questo viaggio incredibile.

Giro del mondo: Journey24

L’inizio del “declino”: il primo viaggio

“Sono partito a 18 anni per il mio primo viaggio da solo. Da quel momento lì in poi ho sempre avuto questo fuoco dentro per cercare di riuscire a partire di nuovo e magari addirittura riuscire a trasferirmi ma non ho mai avuto il coraggio o l’occasione di dire ‘prendo e vado’. Poi due anni fa per una serie di fattori e di coincidenze, sono partito.”

“Ho programmato tutto 8 mesi prima che partissi ed è capitato che combaciasse con il giorno del mio compleanno. Tutto girava intorno al numero 24 – l’età, i mesi… quindi un giorno ho pensato al nome. 24 anni, 24 mesi, Journey24… combaciava.”

Nasce tutto da un primo viaggio fatto a 18 anni: il primo lavoro permette ad Ale di mettere da parte un po’ di soldi; nessuno dei suoi amici aveva piani per le vacanze; tutto a casa sembrava noioso. Così Ale decide di partire: “ho comprato uno zaino e sono partito da solo, ho fatto l’interrail – non avevo mai preso un aereo, un treno, mai dormito in ostello… quello è stato l’inizio del declino.” Un’esperienza che lo segnerà per tutti gli anni a venire, che saranno determinanti per gettare le basi per il viaggio più grande, probabilmente quello della vita.

Partire per un viaggio di due anni però non è mai una decisione avventata. “È stato un processo parecchio lungo, non è successo da un giorno all’altro. Ci ho pensato parecchio, tante erano le motivazioni che mi spingevano a partire anche per conoscermi meglio – perché qua in Italia non mi sentivo troppo a mio agio e avevo bisogno di scoprirmi. 24 anni è stata un’età casuale – sembra sia stato programmato per il nome della pagina che ho ma in realtà è totalmente casuale. E’ stata una coincidenza. Ho programmato tutto 8 mesi prima che partissi ed è capitato che combaciasse con il giorno del mio compleanno. Tutto girava intorno al numero 24 – l’età, i mesi… quindi un giorno ho pensato al nome. 24 anni, 24 mesi, Journey24… combaciava.”

L’inizio del giro del mondo

Ale inizia così un viaggio alla scoperta del mondo e di sé stesso. Partendo da Mirandola, si volge a est: il primo, grande obiettivo è arrivare a Mosca e poi, una volta raggiunta la capitale russa, salire a bordo della Transiberiana fino a raggiungere la Cina. “I primi due mesi li ho fatti forzati come tempistiche perché il visto russo e quello cinese sono abbastanza restrittivi – non c’era nessuna possibilità di estenderli. Poi sono entrato in Asia e tutto è cambiato – lì c’era la possibilità di estendere il visto. Il mio target era arrivare dopo un anno in Australia e dopo due a casa – in mezzo c’era quello che mi andava.”

In Asia tutto rallenta: in Vietnam Ale compra una moto e gira il Nord del paese tra piogge e paesaggi incredibili, scoprendo un popolo unico; si innamora del Myanmar e della Mongolia; in Cambogia fa volontariato presso Viva la Vida Family, grazie ad un contatto con Simone Piccini su Facebook. “Prima ancora di partire avrei sempre voluto fare volontariato. Ho trovato questo piccola associazione e senza nemmeno pensarci gli ho scritto un messaggio, abbiamo fissato una data e dopo due mesi ero in Cambogia. Il progetto riguardava il creare una situazione migliore per dei bambini orfani in un villaggio un po’ sperduto vicino alla capitale. Ci sono rimasto 14 giorni, è stata un’esperienza bellissima – abbiamo fatto raccolta fondi ma anche molto sul campo, costruendo noi direttamente.”

La bellezza di un viaggio lento

Dopo l’Asia è la volta dell’Australia, midpoint del viaggio, e poi di nuovo a Singapore, dove Ale si imbarca in una nave cargo che lo porterà ad attraversare il Pacifico in circa un mese. 28 giorni letteralmente nel bel mezzo dell’oceano, senza contatti con il mondo – non c’è connessione internet. Un momento di detox dei social media e di riflessione.

“In un mondo in cui tutto sta diventando sempre più veloce, si cerca sempre la cosa più rapida, io volevo rallentare, tornare ad una tipologia di viaggio che ormai si è estinta – che è appunto viaggiare lentamente.”

“Il viaggio in sé è fantastico. Sei lasciato a te stesso – gli altri lavorano. Durante queste tratte ho fatto un grandissimo detox da internet e dai social media. Mi sono reso conto di quanto influiscono sulla nostra vita i telefoni, di quanto ci mettano ansie senza che neanche ce ne accorgiamo. In nave, dopo i primi 4 giorni, ti abitui: il telefono è lì ma non puoi fare una scrollata quindi devi fare altro. Vai in palestra, leggi un libro, fai un giro fuori, magari guardi semplicemente il cielo per un po’ ed è bellissimo perché torni davvero all’essenziale. Mi sono veramente accorto in nave che i telefoni ci ammazzano e influiscono sul nostro comportamento anche se non ce ne accorgiamo.”

Giro del mondo: sulla nave cargo

“Con le navi, dopo giorni e giorni di navigazione, sembra proprio che te la sia guadagnata quella destinazione. Questo per riappropriarmi un po’ del mondo e della sua grandezza.”

Il fascino e la bellezza di un viaggio senza aerei è soprattutto questo: tornare ad apprezzare le piccole cose, capire quanto è davvero grande il mondo, comprendere la bellezza di un viaggio lento. “In un mondo in cui tutto sta diventando sempre più veloce, si cerca sempre la cosa più rapida, io volevo rallentare, tornare ad una tipologia di viaggio che ormai si è estinta – che è appunto viaggiare lentamente.”

“Mi sono reso conto della mia scelta soprattutto durante i miei viaggi in nave. Nel viaggio da Singapore alla California mi sono reso conto delle distanze della Terra. Quei Paesi si raggiungono in poche ore di aereo. Come dice Tiziano Terzani “Non c’è soddisfazione senza fatica” e di conseguenza, con le navi, dopo giorni e giorni di navigazione, sembra proprio che te la sia guadagnata quella destinazione. E’ una sensazione bellissima che non provi con l’aereo, è una cosa fantastica. Questo per riappropriarmi un po’ del mondo e della sua grandezza.”

Un on the road con mamma e papà

Attraversato un oceano intero, Ale sbarca nelle Americhe. In California lo raggiungono anche i genitori, ormai convinti della felicità di Ale nella sua scelta di partire un anno prima. All’inizio però non erano propriamente d’accordo: “mia madre mi ha preso per pazzo, mio padre non mi ha parlato per mesi. A parte gli scherzi, è stato pesante, perché io avevo 23 anni e ho detto ‘parto’. Avere un figlio che ti dice così non è semplice. Poi quegli 8 mesi di processo li hanno aiutati a metabolizzare la cosa ma è stato difficile fino al momento in cui ero in viaggio. Allora hanno capito davvero quello che stavo facendo e che ero felice.

In Colombia, poi, un’altra occasione di volontariato, in questo caso alla Comuna 13 a Medellin: costruire un campo da calcio per i bambini della Comuna attraverso il progetto Corporaciòn Sembrando Paz y Esperanza. “Quando ero in Colombia ho conosciuto questo progetto grazie sempre a Simone Piccini. Lì ovviamente non potevo costruire io il campo da calcio quindi ho cercato di esporre quanto più possibile la situazione – ho fatto foto e video per dare una mano alla raccolta fondi. In circa 4 mesi siamo riusciti a raccogliere tutti i fondi e costruire poi il campo da calcio.”

La fine del viaggio: una sensazione dolceamara

“Tornare è stato molto bello. Una giornata incredibile – una delle più belle della mia vita. E’ stato un po’ come sposarsi.”

Poi di nuovo in nave, questa volta attraverso l’Oceano Atlantico, fino in Marocco. Da lì gli ultimi giorni di viaggio fino a casa, Mirandola: Ale chiude il cerchio. “Tornare è stato molto bello. Una giornata incredibile – una delle più belle della mia vita. E’ stato un po’ come sposarsi.” Essere di nuovo a casa fa paura, mi racconta: tornare alla routine di tutti i giorni fa sembrare quasi di non essere mai partiti.

Città Blu, Marocco

Quello che restano però sono i ricordi: di luoghi incredibili visti, di piccoli e grandi gesti fatti da e per gli altri, tutte le vite incrociate durante il cammino. “Ho incontrato tantissimi viaggiatori – uscito dall’Europa ho incontrato tante persone che erano in giro da mesi, 4, 6, 8 mesi. Una cosa che per noi italiani è inconcepibile. Quando sei fuori è tutto molto relativo, tutto molto diverso. Ho conosciuto viaggiatori di quelli seri.”

“Poi ho incontrato anche tanti locali – ed è la cosa bella di questi viaggi, che incontri nuove culture. Magari ti ospitano a casa loro, ti invitano per pranzo, ed è così che conosci davvero una cultura diversa dalla tua.” Gli incontri che si fanno in un viaggio come quello di Ale sono infiniti e riescono a farti mettere le cose in prospettiva, rivalutare la tua vita, ripensare alla visione del mondo con cui siamo cresciuto e, magari, cambiarla.

E il futuro? “Continuerò a viaggiare sicuramente. Sto cercando di concentrarmi su foto e video, magari fare qualche servizio per riuscire a sostenere qualche viaggio. Poi ho qualche contatto all’estero che se poi funzionerà… si vedrà.”

Continua a seguire le avventure di Ale sul suo profilo IG Journey24_net!

Scritto da Chiara Bertorelle
Mi chiamo Chiara e nella vita ho un solo, grosso problema: sono drogata di viaggi! Dopo la laurea in lingue per l’editoria ho deciso di...