Cosa vedere in Sardegna: guida completa alle meraviglie dell’isola

Cosa vedere in Sardegna: guida completa alle meraviglie dell’isola

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04 Febbraio

La Sardegna offre spiagge paradisiache, siti archeologici nuragici, città storiche e natura incontaminata. Tra le attrazioni imperdibili: Cala Gonone, La Maddalena, Cagliari, Alghero, le Grotte di Nettuno, il Parco Nazionale dell’Asinara e i nuraghi. L’isola combina mare cristallino, cultura millenaria e paesaggi mozzafiato in ogni stagione.

Le spiagge più belle della Sardegna da non perdere

La Sardegna vanta oltre 1.800 km di costa con spiagge tra le più belle del Mediterraneo. Cala Goloritze, La Pelosa, Cala Mariolu, Spiaggia del Prince e Is Arutas rappresentano l’eccellenza balneare sarda. Acque turchesi, sabbia bianca o rosa e calette nascoste caratterizzano il litorale isolano.

Ok, parliamoci chiaro: se stai pensando alla Sardegna e non ti viene in mente il mare, probabilmente hai sbagliato isola. Ma quale spiaggia scegliere quando ce ne sono così tante da far girare la testa? Ecco la selezione che ti farà venire voglia di mollare tutto e partire domani.

Cala Goloritze (Ogliastra) è quella che vedi nelle cartoline e pensi “ma è photoshoppata?”. Spoiler: no. Raggiungibile via mare o con un trekking di un’ora e mezza, ti premia con un arco di roccia naturale che sembra uscito da un film fantasy. L’acqua è così trasparente che ti chiederai se la tua maschera funziona bene.

La Pelosa (Stintino) è la prima della classe: sabbia bianchissima, acqua bassa per centinaia di metri (perfetta se viaggi con bimbi piccoli o semplicemente non sei Federica Pellegrini), e la Torre della Pelosa sullo sfondo che fa da cornice perfetta per i tuoi selfie. Unico neo? D’estate è più affollata di un centro commerciale il sabato pomeriggio.

Sulla costa est ti aspetta Cala Mariolu, con quei sassolini bianchi che sembrano perle e l’acqua che passa dal turchese al blu cobalto senza preavviso. Raggiungibile in barca da Cala Gonone, è l’ideale per chi vuole sentirsi naufragato (ma con il gelato a portata di mano).

Spiagge particolari per chi cerca qualcosa di diverso

Is Arutas (Penisola del Sinis) ha una peculiarità: i granelli di sabbia sono in realtà chicchi di quarzo che sembrano riso soffiato. Attenzione però: portarli via è vietato e multato secondo le normative regionali sarde (Legge Regionale n. 23/1998).

Spiaggia Rosa (Budelli, Arcipelago de La Maddalena) è off-limits per la balneazione dal 1994 per proteggerne il delicato ecosistema, ma puoi ammirarla dal mare. Il suo colore rosa deriva dai frammenti di corallo e microorganismi: un esempio perfetto di quanto la natura sappia essere artista.

SpiaggiaZonaCaratteristicaAccesso
Cala GoloritzeOgliastraArco naturaleTrekking/Barca
La PelosaStintinoAcqua bassaAuto
Cala MarioluOgliastraSassi bianchiBarca
Is ArutasSinisQuarzoAuto

Città e borghi storici: il patrimonio culturale sardo

Cagliari, Alghero, Sassari, Oristano e Castelsardo racchiudono secoli di storia tra dominazioni fenicie, romane, pisane, aragonesi e sabaude. I centri storici conservano architetture medievali, chiese romaniche, torri costiere e tradizioni uniche che testimoniano l’identità culturale isolana.

Cagliari, il capoluogo, è quella città che sale e scende come un rollercoaster geologico. Il quartiere Castello è un labirinto di vicoletti dove perdersi è quasi obbligatorio (ma tanto poi ritrovi sempre la strada). Le Torri dell’Elefante e di San Pancrazio ti ricordano che i pisani qui ci sapevano fare con le fortificazioni. E poi c’è il Bastione di Saint Remy, da cui il tramonto è talmente bello che ti fa perdonare la salita.

Alghero è la piccola Barcellona sarda, dove ancora oggi si parla il catalano e le insegne dei ristoranti ti fanno dubitare di essere in Italia. Passeggia sui Bastioni al tramonto, perditi nel centro storico fatto di vicoli stretti e balconi fioriti, e non perderti la Cattedrale di Santa Maria. Qui il pesce è freschissimo e la bottarga una religione.

Castelsardo se ne sta arroccato su uno sperone di roccia come un guardiano del Golfo dell’Asinara. Il suo castello dei Doria domina il paesaggio, mentre il borgo medievale ti accoglie con le sue botteghe artigiane dove ancora si intrecciano i cestini in modo tradizionale.

Carloforte, Sardegna

Siti archeologici e nuragici da esplorare

La Sardegna custodisce oltre 7.000 nuraghi, torri megalitiche risalenti all’Età del Bronzo (1800-500 a.C.), testimonianza della civiltà nuragica. Su Nuraxi di Barumini (Patrimonio UNESCO dal 1997), Nuraghe Losa, Santuario di Santa Cristina e le Tombe dei Giganti rappresentano l’eredità archeologica più significativa del Mediterraneo occidentale.

Se pensi che i sardi di 3.500 anni fa se ne stessero con le mani in mano, ti sbagli di grosso. La civiltà nuragica ha lasciato in eredità strutture che ancora oggi fanno dire agli archeologi “ma come diavolo hanno fatto?”.

Su Nuraxi di Barumini è il re dei nuraghi, dichiarato Patrimonio dell’Umanità UNESCO nel 1997 (UNESCO World Heritage Centre). Un complesso megalitico con torre centrale e quattro torri laterali collegate da mura possenti. Le visite guidate sono praticamente obbligatorie per capire l’ingegneria pazzesca di questi antichi costruttori.

Il Nuraghe Losa (Abbasanta) è perfettamente conservato e puoi entrarci dentro sentendoti un po’ Indiana Jones. Tre torri collegate da corridoi e scale che salgono verso l’alto: l’esperienza immersiva nella preistoria sarda.

Il Pozzo Sacro di Santa Cristina (Paulilatino) è un capolavoro architettonico dedicato al culto delle acque. La scalinata che scende verso la camera del pozzo è costruita con una precisione millimetrica che fa invidia agli ingegneri moderni. Durante gli equinozi, la luce solare illumina perfettamente il fondo del pozzo: un calendario astronomico ante litteram.

Le Tombe dei Giganti sono necropoli megalitiche con quella facciata a esedra che sembra abbracciare i visitatori. La leggenda vuole che qui fossero sepolti giganti, ma in realtà erano tombe collettive delle comunità nuragiche.

Parchi naturali e aree protette dell’isola

La Sardegna protegge la biodiversità attraverso parchi nazionali e aree marine. Il Parco Nazionale dell’Asinara, il Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena, il Parco del Gennargentu e Golfo di Orosei, e l’Area Marina Protetta di Tavolara tutelano ecosistemi terrestri e marini di rilevanza europea.

Il Parco Nazionale dell’Asinara è un’isola nell’isola, ex carcere di massima sicurezza oggi convertito in paradiso naturalistico. Qui vivono gli asinelli bianchi (da cui il nome), mufloni, cinghiali e oltre 80 specie di uccelli. L’accesso è regolamentato: puoi visitarlo con tour guidati in jeep, bici elettrica o a piedi. Le spiagge di Cala d’Oliva e Cala Sabina sono così belle che ti chiedi come abbiano fatto i detenuti a sopravvivere sapendo cosa si perdevano là fuori.

Il Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena comprende 7 isole principali e oltre 60 isolotti. Caprera, dove visse e morì Garibaldi (la sua casa-museo è visitabile), offre trekking panoramici e calette selvagge. Spargi e Budelli si raggiungono in barca e regalano fondali marini che sono letteralmente acquari a cielo aperto.

Il Parco del Gennargentu è il cuore montano della Sardegna, con Punta La Marmora (1.834 m) che rappresenta la vetta più alta dell’isola. Qui trovi foreste di lecci, gole profonde come la Gola di Gorropu (una delle più profonde d’Europa con pareti alte 500 metri), e la Codula di Luna, canyon spettacolare raggiungibile via mare.

Grotte marine e formazioni rocciose spettacolari

Le Grotte di Nettuno (Alghero), la Grotta del Bue Marino (Cala Gonone), la Grotta di San Giovanni (Domusnovas) e la Grotta Is Zuddas (Santadi) mostrano formazioni carsiche millenarie con stalattiti, stalagmiti e laghi sotterranei. Queste cavità naturali testimoniano l’attività geologica che ha modellato il territorio isolano.

Le Grotte di Nettuno sono accessibili via mare da Alghero o tramite l’Escala del Cabirol, una scalinata di 654 gradini scavata nella falesia (e sì, poi li devi pure risalire). All’interno ti aspettano sale enormi con stalattiti e stalagmiti che sembrano sculture d’arte contemporanea, e un lago salato interno che riflette le formazioni come uno specchio magico.

La Grotta del Bue Marino prende il nome dalla foca monaca che la abitava fino agli anni ’80. Oggi puoi esplorarla con visite guidate che ti portano attraverso chilometri di gallerie, spiagge interne e concrezioni calcaree dalle forme bizzarre. L’atmosfera è da viaggio al centro della terra versione sarda.

Formazioni rocciose che sfidano la gravità

Pan di Zucchero (Masua) è un faraglione alto 133 metri che emerge dal mare come un gigante di pietra. Lo vedi dalla panoramica Porto Flavia, galleria mineraria scavata nella roccia negli anni ’20, oggi museo visitabile che racconta la storia mineraria del Sulcis-Iglesiente.

I Tacchi d’Ogliastra sono altopiani calcarei dalle pareti verticali che dominano il paesaggio come fortezze naturali. Perda ‘e Liana, Monte Tonneri e Monte Tisiddu offrono percorsi di trekking per chi non soffre di vertigini.

Rocce che affacciano sul mare in Sardegna.

Esperienze enogastronomiche tipiche sarde

La cucina sarda valorizza prodotti come pecorino sardo DOP, porceddu, culurgiones, pane carasau, seadas, vernaccia e cannonau. La tradizione pastorale e marinara si riflette in piatti autentici che seguono la stagionalità e le ricette tramandate. Numerose sagre locali celebrano questi prodotti durante tutto l’anno.

Parlare di Sardegna senza menzionare il cibo è come visitare Roma e non vedere il Colosseo. Il pecorino sardo DOP non è semplicemente formaggio: è identità. Stagionato, fresco, semi-stagionato, lo trovi ovunque e ogni produttore giura che il suo è il migliore (probabilmente hanno tutti ragione).

Il porceddu, maialino da latte arrosto, è un rito. Cotto lentamente allo spiedo su legna di lentisco o mirto, con quella pelle croccante che scrocchia sotto i denti. Se non lo hai provato, non sei mai stato veramente in Sardegna.

I culurgiones ogliastrini sono ravioli ripieni di patate, pecorino e menta, chiusi con una spighitta (chiusura a spiga) che è pura arte. Conditi semplicemente con pomodoro fresco e basilico o burro e salvia, sono il comfort food per eccellenza.

E poi ci sono le seadas: dischi di pasta ripieni di formaggio fresco acidulo, fritti e ricoperti di miele. Dolce e salato insieme in un’esplosione di sapori che ti fa capire perché la cucina sarda sia così amata.

Quando andare: clima e stagioni migliori per visitare la Sardegna

Il clima mediterraneo sardo offre estati calde (25-35°C) e inverni miti (8-15°C). La stagione balneare va da maggio a ottobre, con picco turistico luglio-agosto. Primavera (aprile-giugno) e autunno (settembre-ottobre) garantiscono temperature gradevoli (20-28°C), mare ancora caldo e meno affollamento, ideali per trekking e visite culturali.

L’estate sarda è calda forte: a luglio e agosto si superano facilmente i 30°C, e sulle spiagge famose trovi più gente che granelli di sabbia. Il mare è caldissimo (24-26°C), perfetto per fare il bagno senza quella fase iniziale di adattamento termico.

Maggio, giugno e settembre sono i mesi d’oro: temperature sui 25°C, mare balneabile, spiagge vivibili e prezzi più umani. La primavera regala anche la fioritura della macchia mediterranea, con profumi di mirto, rosmarino e ginestra che ti accompagnano ovunque.

L’autunno è perfetto per l’entroterra: trekking nel Gennargentu, visite ai nuraghi senza sciogliersi al sole, degustazioni nelle cantine durante la vendemmia. E il mare, fidati, è ancora bellissimo fino a fine ottobre.

L’inverno? Se vuoi la Sardegna tutta per te, scoprire la vita locale autentica e goderti città e borghi senza turisti, è il momento giusto. Certo, non fai il bagno (beh, i temerari sì), ma le temperature miti permettono escursioni e visite culturali comode.

Se questa guida ti ha fatto venire voglia di esplorare l’isola, dai un’occhiata ai viaggi in Sardegna per organizzare la tua avventura con altri travel lover. E se vuoi scoprire anche altre meraviglie italiane, scopri i tour in Italia per non perderti nemmeno un angolo del Belpaese.

FAQ su cosa vedere in Sardegna​

Quanti giorni servono per visitare la Sardegna?
Per un primo tour completo servono almeno 10-14 giorni. Una settimana permette di concentrarsi su una zona specifica (nord, sud o costa est). Considera che le distanze sono significative e ogni area ha caratteristiche uniche che meritano tempo adeguato.
Qual è la spiaggia più bella della Sardegna?
Difficile sceglierne una, ma Cala Goloritzé, Cala Mariolu e La Pelosa sono tra le più spettacolari. Cala Goloritzé richiede prenotazione obbligatoria in alta stagione tramite il Comune di Baunei. Ogni costa offre spiagge con caratteristiche diverse: sabbia bianca a nord, calette rocciose a est, dune a ovest.
Cosa visitare in Sardegna oltre al mare?
I siti nuragici come Su Nuraxi di Barumini (UNESCO), le città storiche di Cagliari e Alghero, le grotte marine (Grotta di Nettuno), il Supramonte per trekking, i borghi come Bosa e Castelsardo, e le tradizioni enogastronomiche locali con visite ad agriturismi e cantine.
Quando è il periodo migliore per andare in Sardegna?
Giugno e settembre offrono il miglior compromesso: mare caldo (23-26°C), meno turisti e prezzi contenuti. Luglio-agosto garantiscono temperature massime (28-32°C) ma grande affollamento. Maggio e ottobre sono ideali per escursionismo e visite culturali, con clima mite ma acqua più fresca.
Serve l’auto per visitare la Sardegna?
L’auto è fortemente consigliata. I trasporti pubblici sono limitati e molte spiagge e attrazioni sono difficilmente raggiungibili altrimenti. Il noleggio permette flessibilità totale e accesso a calette nascoste. Calcola circa 3 ore da Cagliari ad Alghero, considerando soste panoramiche.
Quali sono i piatti tipici sardi da assaggiare?
Porceddu (maialino arrosto), culurgiones ogliastrini, fregola con arselle, pane carasau, formaggi DOP come Pecorino Romano e Fiore Sardo, seadas (dolce fritto con miele), e vini come Cannonau e Vermentino di Gallura DOCG. Non dimenticare il mirto come digestivo.
Team WeRoad
Scritto da Team WeRoad