Fare trekking in Kirghizistan è l’unica vera risposta se vi state chiedendo dove siano finiti i viaggi selvaggi, quelli dove la polvere sostituisce i filtri di Instagram e il rumore del traffico sparisce per far spazio al silenzio dei ghiacciai. Se state cercando i soliti sentieri battuti tra rifugi con il Wi-Fi e lo spritz a 12 euro in vetta, fermatevi subito: avete sbagliato articolo e probabilmente anche continente. Fare un’esperienza di questo tipo significa tornare all’essenziale, armati solo di scarponi in Gore-Tex e di una voglia matta di esplorare spazi che sembrano infiniti, dove l’uomo è solo un ospite di passaggio.

Il viaggio è incredibile, ma non è semplice. Perciò in questo articolo abbiamo creato il vostro manuale di sopravvivenza (e godimento) per affrontare il cuore pulsante dell’Asia Centrale. Vi spiegheremo quando partire per non trovarvi faccia a faccia con un muro di neve nel momento sbagliato, come muovervi tra le valli senza finire per sbaglio in un altro Stato e quali sono i percorsi che vi cambieranno la prospettiva sulle cose. Il trekking in Kirghizistan è un mix di fatica, sudore e bellezza brutale. Se siete pronti a barattare la vostra skincare routine con l’aria rarefatta e il calore di una stufa in una yurta, continuate a leggere.
La vostra avventura inizia qui.
Quando organizzare un trekking in Kirghizistan?
La grande premessa prima di partire per il Kirghizistan è che qui il clima non fa sconti. La finestra temporale utile per godervi le montagne è stretta: va da metà giugno a metà settembre. Prima di giugno i passi sono ancora bloccati dalla neve e i laghi alpini somigliano a lastre di marmo bianco; dopo metà settembre, le temperature crollano e i nomadi iniziano a smontare le yurte (tra poco scoprirete cosa sono).

Il mese d’oro per un trekking in Kirghizistan è agosto. In questo periodo i pascoli diventano di un verde talmente potente da sembrare photoshoppati e il cielo vira su un blu cobalto che esiste solo qui, dove l’inquinamento non sanno nemmeno cosa sia. È il momento perfetto per vedere i cavalli correre liberi nelle jailoo (i pascoli estivi) e per dormire sotto una stellata, libera dalle luci e dal caos delle città.
Scegliere il periodo giusto non è solo una questione di comfort, ma di sicurezza: i sentieri più iconici, come quelli che portano al leggendario lago Ala-Kul, sono percorribili solo quando la neve decide di farsi da parte. Quindi, pianificate bene, prendete quel volo estivo e preparatevi a vivere la stagione più intensa che abbiate mai visto.
L’attrezzatura salva-vita per il vostro viaggio
l trekking in Kirghizistan non è l’occasione giusta per testare per la prima volta quel paio di scarpe comprate durante gli ultimi saldi. Qui l’attrezzatura che sceglierete di mettere nello zaino farà la differenza tra un’esperienza mistica, che ricorderete per sempre, e un calvario doloroso. Il primo elemento della vostra lista? Gli scarponi. Devono essere alti, rigidi quanto basta e, soprattutto, già rodati sui sentieri di casa vostra. Se i vostri piedi decidono di andare in sciopero a causa delle vesciche mentre siete a metà di un passo montano, ricordatevi che non c’è nessun tasto “annulla” o soccorso alpino immediato che possa venire a recuperarvi. Insieme alle scarpe, investite in calze di lana merino: tengono caldo e proteggono la pelle.
Un altro pezzo fondamentale per il vostro zaino durante un trekking in Kirghizistan è il sacco a pelo. Anche se dormirete nelle yurte, che sono strutture incredibili fatte di feltro e legno, le temperature notturne possono scendere drasticamente sotto lo zero in un battito di ciglia. Vi serve un sacco a pelo con una temperatura di comfort di almeno -5°C.
Infine, parliamo di energia e protezione. Durante un trekking in Kirghizistan, la corrente elettrica è un miraggio che troverete solo nei villaggi di valle. Se volete documentare le vostre gesta, portate con voi un power bank o una batteria esterna ad alta capacità. E la crema solare? Fondamentale, non si discute. Portare l’attrezzatura giusta non significa caricarvi come muli, ma scegliere pezzi intelligenti che vi permettano di concentrarvi solo sulla bellezza dei giganti di roccia che vi circondano.
La vita nomade del Kirghizistan
In Kirghizistan non vi ritroverete solo a macinare splendidi chilometri, ma vi potrete immergere in una cultura che ha fatto dell’ospitalità una ragione di vita. La yurta sarà la vostra casa: una struttura circolare di feltro e legno che è un capolavoro di ingegneria nomade. Dormirci dentro è un’esperienza mistica, ma ricordatevi le regole d’oro per non fare la figura dei turisti sprovveduti: non calpestate mai la soglia della porta (porta sfiga, sul serio) e toglietevi sempre le scarpe prima di entrare. All’interno troverete tappeti colorati chiamati shyrdak e, se siete fortunati, una stufa centrale che sarà la vostra migliore amica durante le gelide notti kirghise.

La parte gastronomica è un altro capitolo fondamentale del vostro trekking in Kirghizistan. Qui si mangia carne, grasso e carboidrati, perché il corpo ha bisogno di benzina per riprendersi dai tanti passi. Il piatto nazionale è il Bishbarmak (che letteralmente significa “cinque dita”, perché si mangia con le mani), a base di carne di pecora o cavallo e tagliatelle fatte in casa. E poi c’è il pane, il lepeshka, tondo e decorato, che non manca mai in tavola. Preparatevi psicologicamente al Kumis, il latte di giumenta fermentato: ha un sapore acido e pungente, ma berlo è un segno di rispetto verso chi vi ospita.
L’ospitalità kirghisa durante un trekking in Kirghizistan vi spiazzerà. Non è raro che un pastore, vedendovi passare stanchi, vi inviti nella sua yurta per un tè e un pezzo di pane con marmellata di frutti di bosco. È il loro modo di essere. Accettate sempre con un sorriso e, se potete, portate con voi qualche piccolo regalo da lasciare ai bambini o alle famiglie (matite, dolci o anche solo una foto scattata insieme). Questi momenti di condivisione autentica, seduti a terra intorno a una tavola imbandita mentre fuori il vento urla contro il feltro, sono il vero tesoro che vi porterete a casa da questo viaggio.
Budget e consigli pratici per un trekking in Kirghizistan
Parliamo di soldi, perché anche l’avventura più selvaggia ha bisogno di un budget onesto. La buona notizia è che un trekking in Kirghizistan è ancora una delle esperienze più economiche che possiate fare se paragonata alla bellezza dei luoghi. Una volta ammortizzato il costo del volo (che è la spesa più alta), la vita locale costa pochissimo. Per dormire e mangiare in una yurta durante il cammino, calcolate circa 15-25 euro al giorno a persona. È una cifra ridicola se pensate che include colazione, cena e un letto (o meglio, un materasso a terra) in un posto che vale un milione di stelle.

Se decidete di fare il vostro trekking in Kirghizistan in autonomia, i costi rimangono bassi, ma dovrete essere pronti a gestire tutto il peso sulle vostre spalle. Se invece preferite il supporto di una guida locale o di un portatore (spesso con cavallo), i prezzi salgono ma rimangono accessibili: calcolate circa 30-50 euro al giorno per una guida professionista che parla inglese. Noleggiare un cavallo per trasportare i bagagli costa circa 10-15 euro al giorno.
In conclusione, il budget per un trekking in Kirghizistan di due settimane può aggirarsi tra i 500 e i 800 euro (escluso il volo), a seconda di quanto volete trattarvi bene e di quanti tour organizzati decidete di inserire. È un prezzo onesto per un viaggio che vi cambierà dentro. Non dimenticate di includere nel budget una buona assicurazione sanitaria che copra le attività di trekking sopra i 4.000 metri: non serve essere pessimisti, ma essere intelligenti.
Lago Ala-Kul: il paradiso (e l’inferno) dei camminatori
Veniamo al bello della nostra guida: i percorsi che non potete perdervi. Se cercate il sentiero che definisce l’essenza stessa del trekking in Kirghizistan, smettete di cercare: il giro da Karakol verso il lago Ala-Kul è il “Greatest Hits” di queste montagne. Parliamo di un percorso che vi porta a valicare un passo a 3.900 metri su un terreno abbastanza instabile. Cosa vedrete? La prima parte è un’immersione nella Valle di Karakol, dove camminerete tra boschi di conifere e fiumi impetuosi alimentati dallo scioglimento dei ghiacciai. Ma la vera magia accade quando il sentiero si impenna. Dopo ore di ascesa tra massi giganti, sbucherete davanti a un cratere naturale che ospita una gemma turchese incastonata tra i ghiacciai. Il lago Ala-Kul cambia colore ogni ora: dal verde smeraldo al blu cobalto, è uno spettacolo che ripagherà la fatica.
La discesa verso la valle di Altyn-Arashan è altrettanto epica. Vedrete la valle aprirsi in un anfiteatro di cime granitiche che ricordano le nostre Dolomiti, ma con un senso di isolamento che solo l’Asia Centrale sa dare. Il dettaglio insolito che amerete? Una volta arrivati a valle, esausti e probabilmente coperti di polvere, potrete affittare una vasca termale privata in una delle poche baite di legno. Immergersi nell’acqua bollente di sorgente mentre fuori la temperatura scende a zero gradi, sorseggiando un tè caldo, è il premio finale che ogni viaggiatore merita. È un sentiero faticoso, tecnico e a tratti frustrante, ma è il motivo principale per cui la gente decide di venire fin qui.

Sentiero Song-Kul, il sentiero dei cavalli
Cambiamo scenario. Se il sentiero di Ala-Kul è forza bruta, il trekking in Kirghizistan che porta al lago Song-Kul è pura poesia nomade. Qui non combatterete contro pendenze del 30%, ma contro l’immensità degli spazi. La partenza classica è da Kochkor o dal villaggio di Kyzart. Camminerete attraverso il passo Tuz-Ashu (3.400 m) per poi veder apparire all’orizzonte un lago che sembra un mare d’alta quota, circondato da praterie infinite chiamate jailoos. Cosa si vede qui che non troverete altrove? La vita vera. Vedrete centinaia di yurte bianche punteggiare il verde, migliaia di pecore che si muovono come un’unica nuvola e, soprattutto, i cavalli. Il Kirghizistan è un paese che vive in simbiosi con questi animali, e a Song-Kul ne vedrete a branchi, liberi di galoppare senza recinzioni.
Se siete fortunati, potrete vedere i locals sfidarsi nel Kok-Boru, il gioco nazionale dove due squadre a cavallo lottano per il possesso di una carcassa di capra. È brutale, veloce e incredibilmente affascinante. Il dettaglio che vi lascerà a bocca aperta a Song-Kul è però il silenzio. Di notte, senza luci artificiali per centinaia di chilometri, il cielo diventa un planetario a cielo aperto. Dormirete nelle yurte dei pastori, imparerete a mungere una giumenta o a fare il burro a mano. Non è solo un cammino, è un salto temporale in un’epoca dove l’unica sveglia è il sole che sorge dietro le montagne.

Peak Lenin: trekking ai piedi del Pamir
Per chi non si accontenta e vuole guardare negli occhi i giganti di ghiaccio, il Peak Lenin, è la meta finale. Qui siamo nella catena del Pamir, al confine con il Tagikistan, e l’aria si fa decisamente più sottile. Il sentiero che parte dalla Radura delle Cipolle (Lukovaya Polyana) vi porterà verso il Campo Base 1, a circa 4.400 metri. Cosa vedrete di così speciale? Una parete di neve e ghiaccio alta più di 7.100 metri che domina costantemente il vostro orizzonte. Il contrasto cromatico qui è assurdo: camminerete su colline di terra rossa e arancione, tra laghetti alpini multicolore, avendo come sfondo il bianco accecante dei ghiacciai perenni. È un paesaggio lunare, severo ma di una bellezza unica.
La particolarità insolita di questo trekking in Kirghizistan è la fauna e la comunità internazionale che incontrerete. Vedrete le marmotte del Pamir, grandi come gatti, che fanno capolino dalle loro tane fischiano ai viaggiatori. Incrocerete alpinisti da tutto il mondo, pronti a tentare la vetta, creando un’atmosfera da “campo base” himalayano ma molto più accessibile. È un percorso che richiede un buon acclimatamento, perché camminare a queste quote non è uno scherzo, ma la soddisfazione di trovarsi sotto una delle cime più iconiche dell’ex Unione Sovietica è impagabile. Qui il Kirghizistan mostra il suo volto più selvaggio e imponente, ricordandovi che in montagna, alla fine, siamo solo piccoli puntini colorati in un mare di roccia e ghiaccio.
In Kirghizistan con WeRoad
Se a questo punto non avete ancora iniziato a cercare lo zaino in cantina, forse dovete rileggere tutto daccapo. Il trekking in Kirghizistan non è solo una lista di sentieri, ma un’immersione in un mondo dove il tempo si ferma e la natura comanda. È l’emozione di svegliarsi nel silenzio di una yurta, il calore del tè bevuto con i nomadi. È fatica che diventa ritmo e persone che vi accolgono come se foste di famiglia.

Con WeRoad tutto questo diventa più semplice e intenso: perché non viaggiate solo per vedere, ma per condividere. Partite da soli, tornate con un gruppo di nuovi amici. Potete scegliere tra diversi itinerari: se volete spingere sul fomento fisico, il Kirghizistan Trekking è il paradiso tecnico tra i ghiacciai dell’Ala-Kul. Se cercate l’anima nomade, il Kirghizistan Expedition vi porta nel cuore delle tradizioni, mentre l’Expedition: Asia Centrale è il viaggio on-the-road definitivo tra confini leggendari lungo la Via della Seta. E per i più audaci? Il Kirghizistan Winter trasforma le montagne in un regno di ghiaccio e silenzio surreale.
Dalle acque turchesi alle vette del Pamir, la bellezza cruda di questa terra aspetta solo i nostri WeRoaders. Non lasciate che resti un sogno in una lista: quel giorno è adesso. Preparate lo zaino e partite: tornerete con un bagaglio pieno di storie che nessun post potrà mai spiegare davvero.